Quesiti e approfondimenti

Contratto procacciatore d’affari

Il contratto di procacciamento d’affari è un rapporto atipico, che non trova la sua regolamentazione in alcuna specifica norma di legge. L’oggetto del contratto è molto simile a quello di agenzia, pur differenziandosene decisamente in virtù delle sue peculiari caratteristiche.

Il procacciatore infatti, pur essendo un collaboratore del produttore o distributore di beni o servizi ha un legame con quest’ultimo assai debole e occasionale. L’incarico viene di norma conferito con una semplice autorizzazione e consiste nella raccolta di ordinazioni presso clientela potenziale, senza che il procacciatore assuma alcuna obbligazione in merito allo svolgimento di attività di promozione, né tanto meno di rappresentanza. A fronte della successiva conclusione dell’affare da parte del produttore o distributore che ha conferito l’incarico e una volta effettuato il pagamento da parte del cliente il procacciatore matura il diritto ad un compenso, di norma individuato in forma di provvigione.

Il procacciamento d’affari è caratterizzato dall’occasionalità e dalla carenza di stabilità, che costituiscono i tratti distintivi di maggiore evidenza rispetto al contratto di agenzia (sul punto si ritrovano numerosi indirizzi di dottrina e giurisprudenza). Si sottolinea, inoltre, che il requisito della stabilità, la cui carenza caratterizza il procacciatore d’affari, non va confuso con la continuità. Per stabilità, infatti, deve intendersi la ripetizione periodica della prestazione nel tempo, non solo di fatto, ma in forza di uno specifico obbligo contrattuale. Pertanto, ciò che caratterizza il procacciatore d’affari, rispetto all’agente, è l’assenza di un obbligo specifico di svolgere attività di promozione.

L’occasionalità propria dell’attività del procacciatore comporta che le prestazioni siano del tutto svincolate da precisi obblighi di carattere contrattuale, dipendendo esclusivamente dall’iniziativa del procacciatore stesso (Cass. civ., 8/8/1998, n. 7799).

Ovviamente, a fronte di questa totale carenza di obblighi vi è una altrettanto totale assenza di tutela, sia per quanto attiene alle modalità di scioglimento del contratto che in relazione all’indennità di fine rapporto prevista nella disciplina del contratto di agenzia, da considerarsi decisamente esclusa.

 

Forma 

Il procacciamento d’affari è un contratto atipico a forma libera, ma che è certamente opportuno redigere per iscritto per limitarne con precisione la sfera di operatività ed escludere espressamente quelle caratteristiche che, di fatto, potrebbero condurre ad una qualificazione del rapporto negli schemi del contratto di agenzia, considerando le indubbie affinità esistenti tra le due figure.

 

Alcune clausole contrattuali di particolare rilevanza

Il tema delle clausole contrattuali presenta nel rapporto di procacciamento d’affari una certa difficoltà di individuazione in quanto, come detto, il procacciatore d’affari è per definizione assai poco vincolato nella sua libertà d’azione, con la conseguenza che gli incarichi sono di norma abbastanza scarni e privi di particolari pattuizioni. Anzi, è proprio quest’assenza di pattuizioni, oltre all’occasionalità, che consente di differenziare il procacciatore dall’agente, la cui disciplina è certamente più penalizzante per il produttore-distributore.

Il potere di rappresentanza non è di norma conferito al procacciatore, che non ha dunque alcuna possibilità di concludere contratti, ma deve per contro limitarsi a trasmettere l’ordinativo o addirittura a segnalare il potenziale acquirente con il quale il produttore – distributore prenderà contatti diretti per valutare l’opportunità di concludere un contratto.

Anche la clausola di esclusiva, quanto meno in favore del procacciatore, è per solito assente nei contratti di procacciamento d’affari. Pertanto il produttore – distributore conserverà integra la propria libertà di promuovere e concludere gli affari in zona, sia direttamente, sia per il tramite di agenti, dipendenti, collaboratori e/o altri procacciatori. Anche la zona non è un elemento essenziale del contratto.

Il corrispettivo previsto in favore del procacciatore è costituito di solito da una percentuale sul valore dell’affare concluso (provvigione). Si prevede, di norma, che il diritto al compenso sorga non in relazione alla segnalazione e/o conclusione del contratto, ma esclusivamente a condizione che l’affare sia andato a buon fine con il pagamento da parte del cliente.

Nei contratti di procacciamento d’affari è normalmente prevista una durata a tempo indeterminato con facoltà per entrambe la parti di recedere dal rapporto in qualunque momento previo preavviso di solito nell’ordine di 15 – 30 giorni. Non può escludersi tuttavia che il rapporto sia concordato per un determinato periodo di tempo, con possibilità di rinnovo automatico salvo disdetta da comunicarsi entro un termine di preavviso, da calcolarsi a ritroso rispetto alla prima ed alle eventuali successive scadenze

Certamente inapplicabile è la disciplina del recesso di cui all’art. 1750 c.c. ed, altresì, il diritto ad un’indennità di fine rapporto in applicazione analogica dell’ art. 1751 c.c.

 

Il pericolo della riqualificazione giuridica del contratto

A causa della sostanziale assenza di tutela sopra evidenziata, il procacciamento d’affari viene talvolta utilizzato per tentare di eludere la ben più restrittiva normativa in tema di contratto di agenzia.

Per tale motivo, indipendentemente dal contratto stipulato, quello che conta è il rapporto sottostante che deve essere occasionale ed episodico, oltre a rispettare le altre caratteristiche più sopra illustrate.

Non essendo chiara la linea di demarcazione tra le due fattispecie, il rischio di vedersi riqualificare il rapporto di procacciatore in contratto di agenzia aumenta quanto più elevate sono le prestazioni effettuate dallo stesso procacciatore.

Da un punto di vista contributivo l’iscrizione ENASARCO è obbligatoria per tutti quei soggetti che erogano prestazioni di agenzia a norma degli artt. 1742 e 1752 Cod. Civ.: di conseguenza, la riqualificazione in contratto di agenzia comporta l’obbligo contributivo in questione.

Non va sottovalutata però l’eventualità che l’ENASARCO, a seguito di ispezione, accerti la simulazione del contratto di procacciatore d’affari in luogo di quello d’agenzia, con la conseguente irrogazione di pesanti sanzioni.

In conclusione il contratto di procacciamento d’affari è uno strumento assai flessibile e privo di particolari impegni, anche di carattere economico, da parte del produttore – distributore che intende avvalersene, ma che deve essere utilizzato solo nel caso in cui si intenda effettivamente servirsi di collaboratori occasionali e non qualora si cerchi una collaborazione stabile tentando di eludere la disciplina del contratto di agenzia, anche per un periodo di prova.

In quest’ultimo caso il rischio di una vertenza alla fine del rapporto, per la richiesta del riconoscimento dell’esistenza di un contratto di agenzia, è infatti assai elevato.

 

Obbligo effettuazione della ritenuta a titolo d’acconto

Altra tematica di particolare importanza è la questione attinente l’obbligo di effettuazione della ritenuta: di fronte a provvigioni (comunque denominate e di qualsiasi tipo) l’importo fatturato deve essere assoggettato a ritenuta a norma dell’articolo 25 bis D.P.R. n. 600/73, che prevede l’applicazione dell’aliquota del 23% sul 50% del corrispettivo, ovvero del 23% sul 20% qualora il prestatore sia un soggetto che si avvale dell’ausilio di collaboratori e dipendenti.

L’I.V.A. sarà, invece, applicata nella forma ordinaria (21%) a norma dell’art. 4 commi 2 e 5 D.P.R. n. 633/72.

Alla luce di quanto detto è evidente che il contratto o l’accordo di procacciatore d’affari esiste e si distingue in maniera netta da quello d’agenzia essenzialmente per l’occasionalità.

In conclusione, il contratto di procacciatore d’affari non è utilizzabile, senza rischio, quale test, per poi sfociare nel contratto di agenzia, se nel periodo di prova il procacciatore lavora abitualmente per la medesima azienda.

Tuttavia, se nel “periodo di prova” gli affari del procacciatore sono di scarsa rilevanza, il rischio di una riqualificazione del contratto risulta di molto attenuato.

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